lunedì 4 maggio 2026

Farine alternative: il Regno Unito accelera

La crescita della popolazione mondiale porterà con sé un aumento significativo della domanda di proteine. Il problema è che le risorse per produrle non cresceranno allo stesso ritmo.

È in questo squilibrio che si inserisce la corsa alle proteine alternative: legumi, microalghe e, sempre più spesso, insetti commestibili.

Se in Europa il dibattito resta prudente e fortemente regolamentato, nel Regno Unito il mercato si muove con maggiore rapidità. A intercettare questo trend è anche l’imprenditore italiano Stefano Potortì, presidente di UK Confederation e fondatore di Sagitter Training, che ha scelto di investire nella startup britannica Edibl, attiva nella produzione di farine proteiche a base di grillo.

L’interesse verso i grilli non è casuale. Secondo i dati della FAO, questi insetti richiedono fino a sei volte meno mangime rispetto ai bovini per produrre la stessa quantità di proteine, con emissioni di gas serra decisamente inferiori.


Le farine sviluppate da Edibl dichiarano un contenuto proteico intorno al 70% e includono tutti e nove gli aminoacidi essenziali, rendendole una fonte completa dal punto di vista nutrizionale. Il vero ostacolo, però, non è tecnologico ma culturale.

Sugli scaffali dei supermercati britannici stanno comparendo sempre più prodotti a base di proteine alternative: barrette, snack, farine. Ma raramente si parla esplicitamente di insetti.

Le etichette preferiscono formule come “protein blend” o “alternative protein source”. Solo leggendo gli ingredienti si scopre la presenza di farine di grillo. Una strategia precisa: ridurre l’impatto psicologico su un consumatore che, almeno per ora, non è del tutto pronto ad accettare apertamente questo tipo di alimenti.

Sul piano normativo, il settore è tutt’altro che deregolamentato. In Europa, gli insetti rientrano nella categoria dei “novel food” e devono essere valutati dall’EFSA prima di ottenere l’autorizzazione della Commissione europea. L’iter è lungo e complesso: solo nel gennaio 2025 è stato approvato un nuovo prodotto a base di larve di tarme della farina.

Nel Regno Unito, la Food Standards Agency segue un percorso simile, ma il mercato appare più dinamico e aperto alla sperimentazione.


Nel Regno Unito, la Food Standards Agency segue un percorso simile, ma il mercato appare più dinamico e aperto alla sperimentazione.

Nonostante l’attenzione crescente, il consumo diretto di insetti resta limitato. La crescita si concentra soprattutto nei prodotti trasformati — come alimenti da forno, snack e integratori proteici — dove la presenza dell’insetto è “invisibile”.

Il settore, però, non è privo di criticità. Diverse startup europee hanno già chiuso a causa degli alti costi di produzione e delle difficoltà di scalabilità. Edibl punta a superare questi limiti attraverso l’automazione dei processi e un posizionamento orientato alla qualità.

“Le proteine alternative non sostituiranno la dieta mediterranea”, sottolinea Potortì. “Ma il sistema alimentare globale ha un problema strutturale di efficienza e sostenibilità. Questo settore rappresenta una delle risposte possibili.”

Un approccio pragmatico, che riflette anche il contesto economico in cui si muove l’imprenditore. Nonostante la Brexit, i rapporti tra Italia e Regno Unito restano solidi: secondo i dati del governo britannico, il commercio tra i due Paesi ha raggiunto i 53,6 miliardi di sterline nei quattro trimestri fino al terzo trimestre 2025.

In questo scenario, UK Confederation si posiziona come osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del mercato britannico, accompagnando le imprese italiane nei percorsi di internazionalizzazione, inclusi quelli legati al food tech.




"Ho visto un sogno" film made in Naples

Un ring, una caduta, e poi il buio. Subito, soprattutto, una scelta: arrendersi o ricominciare. È da qui che prende forma “Ho visto un sogno”, il nuovo film indipendente diretto da Carlo Della Volpe e Naomi Posillipo, un’opera intensa che parte dalla boxe ma va ben oltre lo sport.

Al centro della storia c’è Daniele Di Maio, un giovane cresciuto in un contesto difficile, segnato dal peso di un passato familiare complicato. Per lui la boxe non è solo una disciplina, ma una via di fuga, una possibilità concreta di riscatto. Tutto cambia dopo un incontro truccato che gli costa la vista: da quel momento il film abbandona i confini del racconto sportivo per diventare un viaggio interiore profondo e doloroso.


A sostenere la narrazione è un cast corale che unisce esperienza e autenticità: Gianluca Di Gennaro e Gianni Parisi guidano un gruppo di interpreti composto da Giuseppe Cascella, Gigi Attrice, Rossella Ianniello, Giovanni Esposito e Davide Aiello. Personaggi veri, segnati da fragilità e scelte difficili, che restituiscono sullo schermo una realtà senza filtri.

La regia di Carlo Della Volpe e Naomi Posillipo sceglie uno stile essenziale, che valorizza silenzi e sguardi più delle parole. Un approccio rafforzato dal lavoro dell’aiuto regia Swami Di Giovanni, che contribuisce alla costruzione di un racconto coerente e immersivo.

Le musiche di Solo2025, artista dalla voce intensa e riconoscibile, accompagnano emotivamente il percorso del protagonista, mentre le colonne sonore firmate da Aldo Pacifici amplificano la tensione e la profondità delle scene.

Girato con un forte legame con il territorio, il film coinvolge realtà locali e location significative, tra cui Villa Oro Bianco Eventi, la palestra Boxe Gladiator Giugliano e il Palazzetto dello Sport, teatro della scena finale.


 “Ho visto un sogno” non offre scorciatoie né illusioni. Racconta la caduta, il dolore e la possibilità di rialzarsi quando tutto sembra perduto. Un film che parla ai giovani, ma non solo, a chiunque abbia dovuto affrontare una battaglia interiore.

Perché, come suggerisce il titolo, i sogni non si guardano soltanto. Si combattono.


giovedì 30 aprile 2026

Fipe Confcommercio: due giorni di formazione sul vino

 ‘La carta dei vini come strumento del ristoratore. Dalla selezione al tavolo’, si svolgerà lunedì 4 maggio dalle 15 alle 17,30 nella sede di Confcommercio in via Renella e martedì 5 maggio dalle 16,30 alle 18,30 presso l’enoteca Il Torchio. Una due giorni dedicata al vino attraverso un percorso di formazione e degustazione organizzato da Fipe Confcommercio Caserta in collaborazione con l’enoteca Il Torchio.



A guidare i partecipanti durante il mini corso sarà Antonella Amodio, giornalista esperta di vini, sommelier e scrittrice. ‘Per anni – racconta - il vino è stato relegato a semplice accessorio all’interno dei ristoranti, con un ruolo spesso marginale. Il mio impegno, portato avanti con costanza nel tempo, è quello di ripensare la cantina come un elemento centrale dell’esperienza gastronomica, capace di arricchire e valorizzare ogni momento vissuto dal cliente. Le connessioni e le sinergie tra cucina e vino sono fondamentali anche in termini di narrazione: raccontano identità, tradizioni e cultura. In questo contesto, la carta dei vini diventa uno strumento strategico, non solo per esprimere una visione, ma anche per contribuire concretamente alla crescita del valore economico. Il corso offre strumenti concreti per costruire un’offerta su misura, perfettamente integrata con l’identità gastronomica del locale’. 

Giuseppe Russo, fonte: Official Facebook page

Aperta a 25 partecipanti associati a Confcommercio, la due giorni è stata pensata per migliorare la capacità dei pubblici esercizi di selezionare i vini ma anche di saperne interpretare e riconoscere la qualità, abbinandola al territorio e soprattutto al food cost, quindi al costo delle materie prime. Un indice fondamentale per misurare l’incidenza percentuale delle spese per gli ingredienti sul prezzo di vendita finale di un piatto o sul totale degli incassi. ‘Chi fa ristorazione oggi – spiega Giuseppe Russo, presidente provinciale Fipe – sa bene che la gestione dei costi e quella degli sprechi sono diventate centrali nello svolgimento dell’attività. Il pubblico esercizio deve quindi essere in grado di realizzare una lista vini che abbia un ottimo rapporto qualità-prezzo senza rinunciare alla qualità del prodotto e magari valorizzando anche le produzioni locali. Per raggiungere questo risultato ci siamo affidati ad una delle giornaliste più competenti in materia di vini come Antonella Amodio e ad una realtà storica del territorio come Il Torchio’.

Enoteca il Torchio, fonte: Official Facebook 


Un mondo, quello del vino, con le sue regole e le sue peculiarità come fa notare Oreste Giannini, titolare con suo fratello Mauro dell’enoteca Il Torchio. ‘Arrivare alla terza generazione nella gestione di un’impresa familiare – racconta – è un traguardo significativo che tuttavia comporta delle sfide. Una delle ultime è quella di avvicinare a questo mondo la fascia generazionale tra i 20 e i 30 anni storicamente più attratta da cocktail e birra. Nella nostra attività proponiamo spesso corsi di approccio, conoscenza e degustazione e dal nostro osservatorio abbiamo potuto registrare una crescente attenzione negli ultimi anni al prodotto vino’.