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lunedì 22 settembre 2025

B.E.A.T. teatro presenta “Pane Casa Gatto”

Appuntamento domenica  26 settembre 2025  alle ore 18.00  alla Casina Vanvitelliana di Bacoli con la compagnia B.E.A.T. Teatro che presenterà "Pane Casa Gatto". L'impresa di produzione under 35 riconosciuta dal MIC, e nata nel 2015 da un’idea di Gennaro Maresca, presenterà il neo progetto attraverso un reading/dibattito, che evidenzierà l’importanza del rispetto e della valorizzazione delle persone anziane nella società.


Prodotto da B.E.A.T. Teatro, in collaborazione con l’Associazione AIMA Napoli Onlus, con il patrocinio morale del Comune di Bacoli ed organizzato da Idee Fuori Scena, l’evento sarà moderato da Mauro Cucco (Vicesindaco del Comune di Bacoli) e vedrà la presenza del Sindaco Josi Gerardo Della Ragione, di Cinzia Massa (Assessore alla politiche sociali del Comune di Bacoli), un rappresentante di AIMA Napoli Onlus, Dott.ssa Lia Somma (specializzanda in Geriatria presso IRCCS Ospedale San Gerardo di Monza). I testi del reading sono a cura di Fabio Casano, la direzione artistica di Gennaro Maresca, con la partecipazione degli attori Enzo Castellone, Anna De Stefano e dello stesso Gennaro Maresca.


Questa iniziativa, che si concretizzerà con la messa in scena di uno spettacolo teatrale il 21 settembre 2026 - nella giornata mondiale dell'Alzheimer - non solo andrebbe a dar voce agli anziani, ma contribuirebbe anche a ridurre gli stereotipi negativi associati alla terza età, promuovendo un dialogo intergenerazionale e una maggiore attenzione e comprensione tra le diverse età.



Pertanto, la produzione dell’opera “Pane Casa Gatto” prevede una fase iniziale di definizione e revisione della drammaturgia condotta dall’autore Fabio Casano, in tandem con il regista Gennaro Maresca e vedrà coinvolti, quali consulenti, anche i rappresentanti di A.I.M.A. Napoli Onlus delle sedi di Pozzuoli e Bacoli: un prezioso contributo per comprendere le modalità di gestione sanitaria e privata della malattia neurodegenerativa.


Da qui durante l’anno autore e regista studieranno e redigeranno il copione, in un viaggio che prevede incontri con altre realtà Italiane che vivono il mondo dell’anzianità. Una volta redatto il copione, inizieranno le prove dello spettacolo che debutterà il 21 settembre 2026, nella giornata mondiale dell'Alzheimer.


«“Pane Casa Gatto” - commenta il regista Gennaro Maresca - intende sensibilizzare il pubblico stimolando una riflessione critica sulle tematiche dell’anziano: la memoria, la storia, l’intimità della solitudine, nel bisogno generale di affermare la cura dell’individuo anziano quale responsabilità collettiva. Che curi l’anima e il corpo. Che ci renda davvero una famiglia umana. Riteniamo il nostro messaggio universale perché quella terza età, quel terzo stato della vita, appartiene e apparterrà a tutti. L’accoglienza qui non è concessione: è cultura, è civiltà, è responsabilità condivisa».


Dopo il debutto nel 2026, il team di produzione si dedicherà alla distribuzione dello spettacolo in tre ambiti differenti: presso il circuito teatrale italiano, presso le sedi della rete delle associazioni A.I.M.A. dislocate in tutta Italia e presso gli istituti scolastici per sensibilizzare un ampio pubblico nei confronti dei temi trattati.


L’evento è a ingresso libero.


 

giovedì 4 novembre 2021

Secondo appuntamento de "Il salotto a teatro"


Il Salotto a Teatro”, serie di incontri tra attori protagonisti della scena e il pubblico, giungerà al secondo appuntamento Sabato 6 novembre alle 18,30 al Teatro Comunale di Caserta.

L’evento, curato dalla giornalista Maria Beatrice Crisci, ospiterà le attrici Maria Amelia Monti e Marina Massironi, che sono in  tournée con «Il marito invisibile», scritto e diretto da Edoardo Erba.

Lo spettacolo, un’esilarante commedia sulla scomparsa della vita di relazione, andrà in scena da venerdì 5 a domenica 7 novembre al Teatro Comunale Costantino Parravano.  



“Il Salotto a Teatro” nasce con lo scopo di contribuire a superare la barriera tra palcoscenico e platea, mettendo in diretto rapporto attori, registi e autori con gli spettatori e con tutti quanti amino il mondo teatrale. 


martedì 24 febbraio 2015

Al teatro Totò "Io, Raffaele Viviani" con Gigi Savoia e Giuseppe Zeno

Da giovedì 26 febbraio a domenica 8 marzo andrà in scena al teatro Totò di Napoli (Via Frediano Cavara, 12) lo spettacolo“Io, Raffaele Viviani” di Antonio Ghirelli e Achille Millo, un omaggio all’autore e attore stabiese, con Gigi Savoia e Giuseppe Zeno, per la regia di Antonio Ferrante. In scena con loro Lalla Esposito e Francesco Viglietti. Le musiche di Viviani verranno eseguite dal vivo dai maestri Vittorio Cataldi e Sandro Tummolillo. La pièce, prodotta da TTR e CGE, vede l’impianto scenico di Giuseppe Zarbo ed i costumi di Concetta Nappi. LO SPETTACOLO. Con questo spettacolo – si legge nella prefazione di Antonio Ghirelli –, composto esclusivamente di testi drammatici, poetici e musicali del grande autore-attore napoletano (gli estratti teatrali vi occupano la parte dominante), s’intende delineare un ritratto biografico di Viviani e al tempo stesso fornire un quadro completo della sua arte. Come Luigi Pirandello, Viviani lavorò sui personaggi e sulle situazioni del suo mondo poetico, prima sbozzandoli nel verso o nello “sketch” del varietà, quindi sviluppandoli più drammaticamente nella logica complessa della scena. Nella sostanziale aggressività al mondo reale, però, il suo teatro ricorda piuttosto quello di Bertolt Brecht. Identico è il suo approccio appassionato e furente alle ingiustizie sociali di una Napoli che, prima e dopo di lui, è stata descritta soltanto con i colori sfumati del patetismo mandolinistico; identica la geniale mescolanza di tragico e di comico, di recitato e di musicale, di lirico e di buffonesco. Perfino l’uso del dialetto, che nella tradizione napoletana restringe e soffoca il discorso, si dilata in Viviani alla riscoperta di una lingua genuinamente popolare, violenta, aspra, cupamente umoristica, disperatamente umana - come le vicende della gente semplice che essa aiuta a capire. IL RITRATTO DI VIVIANI. Con il nostro spettacolo “Io, Raffaele Viviani” – conclude Ghirelli - abbiamo voluto disegnare il ritratto di un artista e di una città che contestano rabbiosamente la maschera convenzionale che si è voluta applicare sul loro volto. Ogni parola dello spettacolo è tolta dal teatro, dai versi, dalle pagine del grande poeta, come una ballata popolare, un’infernale tarantella di suoni e di voci che rassomigliano, insieme, ad un atto d’amore e ad una maledizione. NOTE DI REGIA. Molti intellettuali, compreso Antonio Ghirelli nella prefazione di questo spettacolo, mettono in relazione il teatro di Viviani, con quello di Brecht. Io , per quello che può valere, sono totalmente d'accordo – così nelle note del regista Antonio Ferrante. Ciò detto, non mi dilungherò nell'elencare le innumerevoli similitudini che si riscontrano nei due autori. Rischierei di ripetere in modo maldestro concetti già espressi da persone molto più autorevoli di me. Ma, se mi è consentito, vorrei espormi ad un rischio :trovare una similitudine tra Viviani e la sedia Thonet “14”. Elemento che, insieme a pochi altri, ho deciso di inserire nell'impianto scenico. Inizialmente può sembrare riduttivo e per certi versi quasi irriverente. È stato come trovare un nesso tra “Gli asparagi e l'immortalità dell'anima” del grande Achille Campanile. Ma, spulciando qua e là, qualcosa ho trovato. LaThonet n. 14, è considerata da tutti “la sedia delle sedia”. Le Courbusier si esprimeva in questi termini “una straordinaria integrazione di tecnica e di stile. La sedia trasmette, attraverso un linguaggio estetico coerente e razionale, una leggerezza mai vista prima”. Per esprimere un concetto, non è necessario avventurarsi in colte citazioni. Ecco, se dovessi descrivere il teatro di Viviani, potrei dire, in maniera sintetica ma efficace che il teatro di Viviani, pur manifestandosi attraverso un linguaggio popolare, aspro, a tratti violento, “ci trasmette sempre una leggerezza mai vista prima, una straordinaria integrazione di tecnica e di stile”. E' per questo motivo che in un palcoscenico vuoto dove troneggiano maestosi i tre elementi simbolo del teatro vivianesco e cioè il baule, simbolo del viaggio, l'anneto, simbolo del lavoro, il faro, simbolo dell'emigrazione, ho pensato di introdurre unquarto elemento: la sedia thonet. Sarebbe stato più opportuno introdurre la sedia di paglia in sintonia con la nostra tradizione? Può darsi. Sarebbe, però, opportuno intendere questo accostamento, oltre che per le osservazioni in precedenza descritte, anche come il simbolo di una apertura verso un teatro di stampo Europeo tanto caro a Millo e Ghirelli ideatori di questo spettacolo.