La crescita della popolazione mondiale porterà con sé un aumento significativo della domanda di proteine. Il problema è che le risorse per produrle non cresceranno allo stesso ritmo.
È in questo squilibrio che si inserisce la corsa alle proteine alternative: legumi, microalghe e, sempre più spesso, insetti commestibili.
Se in Europa il dibattito resta prudente e fortemente regolamentato, nel Regno Unito il mercato si muove con maggiore rapidità. A intercettare questo trend è anche l’imprenditore italiano Stefano Potortì, presidente di UK Confederation e fondatore di Sagitter Training, che ha scelto di investire nella startup britannica Edibl, attiva nella produzione di farine proteiche a base di grillo.
L’interesse verso i grilli non è casuale. Secondo i dati della FAO, questi insetti richiedono fino a sei volte meno mangime rispetto ai bovini per produrre la stessa quantità di proteine, con emissioni di gas serra decisamente inferiori.
Le farine sviluppate da Edibl dichiarano un contenuto proteico intorno al 70% e includono tutti e nove gli aminoacidi essenziali, rendendole una fonte completa dal punto di vista nutrizionale. Il vero ostacolo, però, non è tecnologico ma culturale.
Sugli scaffali dei supermercati britannici stanno comparendo sempre più prodotti a base di proteine alternative: barrette, snack, farine. Ma raramente si parla esplicitamente di insetti.
Le etichette preferiscono formule come “protein blend” o “alternative protein source”. Solo leggendo gli ingredienti si scopre la presenza di farine di grillo. Una strategia precisa: ridurre l’impatto psicologico su un consumatore che, almeno per ora, non è del tutto pronto ad accettare apertamente questo tipo di alimenti.
Sul piano normativo, il settore è tutt’altro che deregolamentato. In Europa, gli insetti rientrano nella categoria dei “novel food” e devono essere valutati dall’EFSA prima di ottenere l’autorizzazione della Commissione europea. L’iter è lungo e complesso: solo nel gennaio 2025 è stato approvato un nuovo prodotto a base di larve di tarme della farina.
Nel Regno Unito, la Food Standards Agency segue un percorso simile, ma il mercato appare più dinamico e aperto alla sperimentazione.
Nel Regno Unito, la Food Standards Agency segue un percorso simile, ma il mercato appare più dinamico e aperto alla sperimentazione.
Nonostante l’attenzione crescente, il consumo diretto di insetti resta limitato. La crescita si concentra soprattutto nei prodotti trasformati — come alimenti da forno, snack e integratori proteici — dove la presenza dell’insetto è “invisibile”.
Il settore, però, non è privo di criticità. Diverse startup europee hanno già chiuso a causa degli alti costi di produzione e delle difficoltà di scalabilità. Edibl punta a superare questi limiti attraverso l’automazione dei processi e un posizionamento orientato alla qualità.
“Le proteine alternative non sostituiranno la dieta mediterranea”, sottolinea Potortì. “Ma il sistema alimentare globale ha un problema strutturale di efficienza e sostenibilità. Questo settore rappresenta una delle risposte possibili.”
Un approccio pragmatico, che riflette anche il contesto economico in cui si muove l’imprenditore. Nonostante la Brexit, i rapporti tra Italia e Regno Unito restano solidi: secondo i dati del governo britannico, il commercio tra i due Paesi ha raggiunto i 53,6 miliardi di sterline nei quattro trimestri fino al terzo trimestre 2025.
In questo scenario, UK Confederation si posiziona come osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del mercato britannico, accompagnando le imprese italiane nei percorsi di internazionalizzazione, inclusi quelli legati al food tech.


