mercoledì 27 maggio 2026

"Cenando sotto un cielo diverso" al via la 18ma edizione

 Un traguardo che vede tanta emozione quanto lavoro quello di “Cenando sotto un cielo diverso”. Il charity event arriva alla diciottesima edizione, e si conferma come uno dei progetti enogastronomici a sfondo sociale più significativi del panorama attuale. Nato da un’intuizione di Alfonsina Longobardi, psicologa e attivista per i diritti umani, l’evento si è evoluto negli anni in una realtà strutturata che mette al centro la solidarietà e l’attenzione verso le persone fragili. C'è grande attesa per il prossimo appuntamento, fissato per il 7 luglio a Villa Tony, a Ercolano, il team organizzativo promette un'edizione ricca di sorprese.


Alfonsina Longobardi, deus ex machina dell'evento, racconta in questa intervista l’essenza di un percorso fatto di autenticità, legami profondi e nuovi impegni internazionali.

Siete arrivati alla diciottesima edizione. Che cosa rappresenta per te questo traguardo?

«Rappresenta un percorso, non solo un numero. Diciotto edizioni significano anni di lavoro, relazioni costruite e persone incontrate. È un crescendo naturale, fatto di autenticità».

Come è cambiato “Cenando sotto un cielo diverso” nel tempo?

«È cresciuto mantenendo la sua anima. All’inizio era un’intuizione, oggi è una realtà strutturata, ma il senso è rimasto lo stesso: creare connessioni vere».

In che modo la componente sociale si traduce concretamente oggi?

«Quest’anno torneremo in Africa. Inoltre, a Natale porteremo un momento di gioia ai bambini ricoverati negli ospedali e ospitati nelle case famiglia».

 


Perché proprio l’Africa? Qual è il legame speciale che unisce la tua idea di solidarietà a quella terra?


«L’Africa per me è sempre stata un richiamo interiore. Da bambina guardavo documentari sulla povertà e sognavo di poter fare qualcosa di concreto. Grazie a Live for Africa ho realizzato quel sogno, arrivando a Mombasa. Ho scoperto un’Africa sofferente ma piena di dignità, umanità e sorrisi sinceri. L’obiettivo del prossimo viaggio sarà continuare a portare aiuti concreti a villaggi, scuole e orfanotrofi, soprattutto attraverso la distribuzione di cibo. In Africa mangiare non è una scelta o un piacere, ma una questione di sopravvivenza. Ho visto bambini e anziani abbandonati perché considerati “una bocca in più da sfamare”.

Da questa esperienza ho imparato a dare valore alle cose semplici, ai rapporti umani e ai sorrisi autentici».



Che cosa hai portato con te, a livello umano e professionale, da questa esperienza? E come si riflette nell’organizzazione dell’evento del 7 luglio?

«La più grande consapevolezza che ho portato a casa è che la povertà che esiste in Africa è molto diversa dalla nostra. Qui, anche nelle difficoltà, esistono aiuti, ospedali, associazioni e strutture che possono sostenerti. Lì, invece, se non hai soldi, spesso non puoi studiare, non puoi curarti e a volte non riesci nemmeno a mangiare.

Per questo credo che ogni persona dovrebbe vivere almeno una volta l’esperienza dell’Africa. Perché l’Africa non si può spiegare: l’Africa si vive. E quando la vivi, ti rendi conto di quanto siamo fortunati nella nostra realtà occidentale e di quanto spesso diamo valore alle cose sbagliate.

Ti insegna a dare importanza alle cose semplici, ai rapporti umani, ai sorrisi sinceri e non a tutto quell’apparire che oggi, in qualche modo, ci sta facendo perdere il senso autentico della vita.

Ed è proprio questa consapevolezza che voglio portare sempre di più dentro “Cenando sotto un cielo diverso”: coinvolgere più persone possibile, sensibilizzare, crescere come progetto umano oltre che come evento e riuscire, nel tempo, a realizzare aiuti e progetti sempre più concreti per chi vive queste realtà.

E chiudo sorridendo, come fanno loro, pronunciando una frase che porto nel cuore: “Hakuna Matata”».